Python nella scuola italiana. Si può.

Mia moglie è docente nel liceo artistico della nostra città. L’anno scorso era coinvolta in un progetto che vedeva studenti e professori impegnati nella progettazione di un monumento da installare nella sede dell’Autorità Portuale.

Il soggetto scelto dal team erano le onde del mare e ben presto si pose il problema di rappresentarle realisticamente. Un insegnate di Matematica suggerì di ricorrere alla teoria dei frattali. Idea brillante che offriva l’opportunità di un approfondimento didattico piuttosto insolito per un liceo artistico.

Le competenze informatiche del nostro intraprendente professore risalivano credo ai tempi dell’università, e i ragazzi erano a digiuno di qualunque nozione tecnica. Nel corso della discussione mia moglie, più che altro per associazione d’idee, buttò lì una frase:

mio marito è un gran sostenitore del linguaggio Python, dice sempre che è l’ideale per imparare e che dovrebbero insegnarlo nelle scuole

La cosa sembrava finita lì senonché dopo qualche giorno il professore irruppe in sala insegnanti, puntò dritto su mia moglie e l’apostrofò così:

ho scritto questo programmino in Python, non è che tuo marito può darci una occhiata perché sai funziona, ma non disegna proprio il frattale che serve a noi – ci va vicino

Immaginate la mia sorpresa quando la sera, a casa, mia moglie mi raccontò tutta la faccenda. La mia prima reazione è stata quella di correre al computer per dare un’occhiata al codice:

Mi sono subito reso conto che si trattava di una implementazione parziale della Curva (o fiocco) di Koch, una delle prime curve frattali documentate e anche una delle più famose. Una volta corretto il problema l’output restituito dal programma è stato questo:

https://gist.github.com/1392432

Frammento di curva di Koch (le prime tre iterazioni)

Non male davvero. Per ammissione dello stesso autore sappiamo che il codice era in parte scopiazzato (in rete si trovano implementazioni della curva di Koch in tutti i linguaggi), ma non è questo il punto.

Il fatto è che un professore di uno sperduto liceo artistico (artistico!) italiano ha:

  1. adottato Python per una lezione in classe
  2. dimostrato che nella scuola ci sono anche (molti) docenti intraprendenti, appassionati e competenti

Qualche mese più tardi un’altra docente, che mi chiedeva consiglio su come approcciare la programmazione in classe, ha rifiutato categoricamente la mia proposta di Python perché “non l’aveva mai sentito nominare”. Scelse invece il linguaggio C perché “molto più affermato”.

Senz’altro, anche se nutro seri dubbi sul fatto che la sua scelta sia la migliore da un punto di vista didattico. Dubito, per esempio, che dopo un giorno o due lei e i suoi studenti sarebbero stati in grado di scrivere un’implementazione C della curva di Koch.